vendredi 13 mars 2020

Alexander Rados, l'agenzia PRESSGEO e la geopolitica haushoferiana in Unione Sovietica


Illustrations: cartes de Pressgeo

Alexander Rados, l'agenzia PRESSGEO e la geopolitica haushoferiana in Unione Sovietica

Indubbiamente, il principale discepolo sovietico di Karl Haushofer è l’israelita ungherese Alexander Radós, geografo di formazione, in servizio come spia per la giovane URSS, specialmente in Svizzera, centro nevralgico di numerosi contatti ufficiali. Radós è l’uomo che ha formato le nuove concezioni della geografia politica sovietica. Egli è, tra l’altro, colui che ha forgiato la denominazione stessa dell’«Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche». Radós è principalmente un cartografo, che ha iniziato la sua carriera fissando carte del traffico aereo, le quali alle sua epoca costituiscono evidentemente un’innovazione. Egli insegna alla “Scuola marxista di formazione dei Lavoratori” (Marxistische Arbeiterschulung). Fonda in seguito la prima agenzia in assoluto del mondo di stampa cartografica, a cui da il nome di “Pressgeo”, in cui lavorerà in particolare una futura celebrità come Arthur Koestler. La fondazione di questa agenzia corrisponde perfettamente alle aspirazioni di Haushofer, che intende volgarizzare e diffondere al massimo tra la popolazione un sapere programmatico di ordine geografico, storico ed economico, in accordo con lo spirito di difesa. La carta, tracciato sintetico, strumento didattico di prim’ordine, serve all’obiettivo di istruire rapidamente gli spiriti decisionisti degli eserciti e della diplomazia, come gli insegnanti di storia e di scienze politiche che devono comunicare velocemente un sapere essenziale e vitale ai loro allievi.


Haushofer parla anche, in questo senso, di Wehrgeographie, di “geografia difensiva”, cioè di “geografia militare”. L’obiettivo di questa scienza programmatica è di sintetizzare in un semplice colpo d’occhio cartografico tutta una problematica di natura strategica, ricorrente nella storia. Pedagogia e cartografia formano i due pilastri principali della formazione politica delle élites e delle masse. Yves Lacoste, oggi in Francia, segue una stessa logica, facendo riferimento a Elisée Reclus, geografo dinamico, che reclamava una pedagogia dello spazio, in una prospettiva che egli voleva rivoluzionaria e “anarchica”. Lacoste, come Haushofer, ha perfettamente coscienza della dimensione militare della geografia (e, a fortiori, della Wehrgeographie), quando scrive, facendo riferimento ai primi cartografi militari dell’antica Cina “La geografia, serve a fare la guerra!”.

Sull’utilità pedagogica della cartografia

Michel Foucher, professore a Lione, dirige oggi un istituto geografico e cartografico, le cui cartine, molto didattiche, illustrano la maggior parte degli organi di stampa francesi, quando questi evocano i punti caldi del pianeta. In questo stesso spirito pluri-disciplinare, dalla volontà chiaramente pedagogica che in Francia e in Germania, va da Haushofer a Lacoste e a Foucher, Alexander Radós, loro precursore sovietico, pubblica in URSS e in Germania nel 1930, un Atlas für Politik, Wirtschaft und Arbeiterbewegung (“Atlante della politica, dell’economia e del movimento operaio”). Radós è così il precursore di un modo innovatore ed interessante di praticare la geografia politica, di mescolare in sintesi audaci, un ventaglio di saperi economici, geografici, militari, topografici, geologici, idrografici, storici. Le sintesi, che sono le cartine, devono servire a cogliere in un solo colpo d’occhio, delle problematiche altamente complesse che il semplice testo scritto, troppo lungo da assimilare, non permette di afferrare così velocemente, di esprimere senza inutili divagazioni. È questo un grande passo in avanti nella pedagogia scientifica e politica, nel senso aperto, un secolo prima dal geografo Carl Ritter.


 
Questa cartografia facilita il lavoro del militare, del geografo e dell’uomo politico; essa permette, come sottolinea Karl August Wittfogel, di uscire da un’impasse della vecchia scienza geografica tradizionale (e “reazionaria” per i marxisti), in cui sistematicamente, si trascuravano i macro-processi scatenati dal lavoro dell’uomo e così, il carattere “storico-plastico” di quelli che si credevano essere dei “fatti eterni di natura”. È in questa fondamentale posizione epistemologica, al di là delle discriminanti ideologiche, frutto di “etiche della convinzione” dalle ripercussioni calamitose, che si ritrovano Elisée Reclus, Haushofer, Radós, Wittfogel, Lacoste e Foucher. Wittfogel, che si pone come rivoluzionario, riconosce questa “plasticità storica” nell’opera del “geopolitologo borghese” Karl Haushofer. Le due scuole, quella di Haushofer e la marxista, vogliono inaugurare una geografia dinamica, in cui lo spazio non viene più posto come un blocco inerte e immobile, ma si apprende come una rete di relazioni, di rapporti, di movimenti in perpetua effervescenza (il pensiero va naturalmente al rhizome di Gilles Deleuze, che ispira gli attuali “geofilosofi” italiani). In seno a questa rete sempre in movimento, il tempo può apportare epoche di sosta, di maggiore calma, come può inserire del dinamismo, della violenza, dei rovesciamenti, che costringono le personalità politiche di valore ad adoperarsi per ridistribuire le carte. Il lavoro dell’uomo, che addomestica certi spazi organizzandoli e creando dei mezzi di comunicazione più rapidi, è un lavoro propriamente “rivoluzionario”; gli uomini politici che rifiutano di gestire lo spazio, in uno spirito di difesa territoriale o nello spirito di assicurare alle future generazioni comunicazioni e risorse, sono dei “reazionari”, dei codardi che preferiscono una lenta decomposizione alla dinamica di trasformazione. Degli arrendevoli che fanno anche il gioco perverso dei talassocratici.


Di conseguenza, rievocare uomini come Mylius Dostoïevski, Richard Sorge, Alexander Radós o Karl August Wittfogel, ci sembra molto utile, intellettualmente e metodologicamente, perché questo prova:
– che l’interesse generale per la geopolitica oggi non può più essere messo alla pari di un interesse malsano per il passato nazional-socialista (contesto in cui dovette operare Haushofer);
– che nessuna morbosità di ordine esoterico od occultista può essere reperita nell’opera di Haushofer e dei suoi discepoli tedeschi o sovietici;
– che queste scuole hanno posto delle pietre miliari nello sviluppo della scienza politica, della geografia e della cartografia;
– che esse hanno lasciato in eredità un bagaglio scientifico della più grande importanza;
– che noi dovremmo interessarci maggiormente degli sviluppi della geopolitica sovietica degli anni '20 e '30 (e analizzare, ad esempio, l’opera di Radós).


[di Robert Steuckers, estratto di un'intervento alla 10° Università d’estate di “Synergies Européennes”, Bassa-Sassonia, agosto 2002]

Aucun commentaire:

Publier un commentaire